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Presentazione
Viviamo in una società tecnomediata, dove la tecnologia
portatile sposta il tempo una volta destinato a parlare con il
mondo reale verso quello virtuale. E’ una realtà molto
frequentata, soprattutto dai giovani, perennemente concentrati a
chattare o twittare con gli amici, con i like sotto immagini o
frasi che condividono. Sono soprattutto foto e filmati a
diffondersi in modo virale, spesso trasformando i social in una
gogna mediatica. E’ il cyberbullismo: il 31% dei tredicenni (35%
delle ragazze) ne è vittima, l’85% dei casi non arriva a
conoscenza degli adulti.
Tra le ragioni che spingono a commettere atti persecutori emerge
la necessità di essere ammirati all’interno del gruppo, di
dimostrare che si esiste, mentre la minoranza ammette di farlo
“solo per divertimento”. Tale comportamento ha conseguenze
negative sulla salute delle vittime: depressione, ansia, basse
prestazioni scolastiche, senso di inadeguatezza. Il bullo
tecnologico, con l’anonimato, è convinto di poter continuare a
“colpire” senza essere mai scoperto. Ma non è così e ogni
qualvolta il materiale oggetto di violenze finisce in rete, è
difficile che venga rimosso e, soprattutto, può essere
individuato dalla Polizia postale.
E’ responsabilità del giornalista conoscere le modalità di
attuazione e le dimensioni del cyberbullismo e poter contribuire
a ridimensionarlo con una informazione responsabile.
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